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La fossa in cemento non marcisce sul fondo: si mangia il soffitto

In sintesi
  • La corrosione biogenica attacca il cielo della vasca e la zona di battigia, dove convivono umidità, ossigeno e gas: mai il fondo sempre sommerso.
  • Il pH della superficie precipita da 11-13 a 9, poi a 3,5-5 con i primi batteri, fino a 1-2 con gli acidofili.
  • L'acido solforico converte il cemento in gesso, che si espande del 120-220% e lo spacca dall'interno.
  • Velocità tipiche di corrosione: 0,72-4 mm/anno, fino a 12 mm/anno negli ambienti più aggressivi.
  • Una vasca appena posata che perde non è normale: la «determinazione della tenuta stagna» è requisito essenziale per la marcatura CE.
Da sapere

Le velocità misurate danno la misura del problema. I tassi tipici di corrosione strutturale vanno da 0,72 a 4 millimetri all'anno. In ambienti fortemente aggressivi e umidi si arriva a 12 mm all'anno; alcuni casi di studio documentano oltre 10 mm all'anno — un centimetro — nell'arco di pochi anni, e in prove specifiche si sono raggiunti 14 mm all'anno. Un centimetro di calcestruzzo all'anno, sopra la testa dei liquami e sotto gli occhi di nessuno. È la ragione per cui le vecchie fosse in muratura non «invecchiano» dolcemente: si disfano esattamente dove non si guarda, e cedono in modo improvviso.

Novembre 2023, forum di edilizia. Un proprietario ha rifatto tutte le fognature esterne di casa. Una delle vasche nuove, appena posata, non tiene.

É stata, dopo averla posata, riempita per evitare cattivi odori, purtroppo l'acqua se n'è andata nell'arco di un giorno e mezzo, forse due giorni, in una delle due camere.

Discussione «Fossa biologica di nuova posa che perde», forum edilizio

L’impresa lo tranquillizza: può succedere, si tratta di una microfessura, basterà un impermeabilizzante. Lui non ci crede fino in fondo, e lo scrive con una lucidità che vale più di molte perizie.

Considerato lo spessore di diversi centimetri di calcestruzzo che la forma, nella mia ignoranza posso pensare che sia una soluzione di comodo della ditta, motivo per cui mi trovo a scrivere qui.

Discussione «Fossa biologica di nuova posa che perde», forum edilizio

Ha ragione, e i documenti che lo dimostrano li ha stampati il produttore stesso. Ma per capire perché una vasca in cemento debba nascere a tenuta bisogna prima sapere che cosa le accadrà nei trent’anni successivi. Non è quello che immagina quasi nessuno.

Il fondo non si consuma. Si consuma il cielo

L’intuizione comune è che il liquame, stando sul fondo, mangi il fondo. È esattamente il contrario.

L’attacco chimico non avviene nella zona sommersa: si concentra nella parte superiore, fuori dall’acqua. Lo spazio aereo, le pareti sopra il livello dell’effluente, le calotte, il cielo della vasca. Lì, e soltanto lì, convivono le tre condizioni necessarie: umidità, ossigeno e gas corrosivi. Il fondo, permanentemente sommerso e senza ossigeno, non partecipa.

Il processo ha un nome — corrosione biogenica del calcestruzzo, o corrosione da idrogeno solforato — e si svolge in quattro tempi che vale la pena leggere come una piccola storia naturale.

Primo tempo, sott’acqua. Nei fanghi, dove non c’è ossigeno, i batteri solfato-riduttori — le specie del genere Desulfovibrio — consumano materia organica e riducono i solfati, producendo anidride carbonica e idrogeno solforato gassoso.

Secondo tempo, sulla parete. Il gas sale e si scioglie nella condensa che vela il calcestruzzo. Il cemento sano è fortemente alcalino, con un pH di 11-13, che alcuni indicano a 12,5: un ambiente in cui nessun microrganismo di questo tipo sopravvive. L’ossidazione chimica dei gas forma acidi deboli — carbonico, tiosolforico, politionico — che neutralizzano la superficie e ne abbassano il pH fino a circa 9. È una reazione puramente chimica, senza vita, e serve solo a preparare il terreno.

Terzo tempo, la colonizzazione. A pH 9 la parete diventa abitabile per i batteri neutrofili ossidanti dello zolfo: Thiobacillus thioparus, Thiobacillus novellus, Halothiobacillus neapolitanus, Starkeya novella. Ossidano l’idrogeno solforato e rilasciano acido solforico. Il pH crolla a 3,5-5.

Quarto tempo, l’estremo. Sotto pH 4 subentrano gli acidofili spinti — Acidithiobacillus thiooxidans, Acidithiobacillus ferrooxidans, e uno che porta il proprio destino nel nome, Thiobacillus concretivorus, il divoratore di calcestruzzo. La superficie precipita a pH 1-2, con valori minimi indicati fino a 0,5.

11-13 → 0,5il pH della parete, dal cemento sano all'attacco
120-220%l'espansione del gesso che spacca il cemento
0,72-4 mm/annovelocità tipica di corrosione
12 mm/annonegli ambienti più aggressivi
Cosa chiedere se la vasca nuova perde Non firmare l'accettazione dei lavori. Chiedi al fornitore la dichiarazione di prestazione con l'esito della prova di tenuta stagna — quella che i certificati liquidano con «tenuta stagna: superata» — e chiedi per iscritto se il trattamento impermeabilizzante proposto è previsto dal produttore per ripristinare la tenuta di quel manufatto. Se la risposta non arriva su carta intestata, la riparazione è un accordo privato fra te e l'impresa, non una garanzia di prodotto. E resta la domanda tecnica: un rivestimento applicato a posteriori deve resistere trent'anni in un ambiente che porta le pareti a pH 1-2.
La prova di tenuta La determinazione della tenuta stagna è un requisito di marcatura CE, non una cortesia del fornitore. Significa che il manufatto è stato provato prima di entrare nel mercato e che l'esito è scritto in un documento. Chiedilo. Se una vasca appena posata si svuota in un giorno e mezzo, l'unico confronto utile non è con l'esperienza dell'installatore, ma con il certificato del produttore, dove sta scritto «tenuta stagna: superata». La discussione, a quel punto, non è più tecnica: è contrattuale, e va condotta prima di firmare l'accettazione dei lavori.

Perché si spacca invece di sciogliersi

Qui sta il dettaglio che rende la corrosione biogenica così distruttiva, e che nessuna pagina commerciale racconta.

L’acido solforico non porta via il materiale: lo trasforma in qualcos’altro. L’idrossido di calcio e il silicato di calcio idrato — la sostanza che tiene insieme il calcestruzzo — vengono disciolti e convertiti in gesso, cioè solfato di calcio biidrato. Il gesso, a sua volta, reagisce con l’alluminato tricalcico e forma ettringite.

Entrambi questi sali occupano molto più spazio dei minerali da cui derivano: l’espansione volumetrica del gesso è indicata fra il 120% e il 220%. Il calcestruzzo, insomma, non si consuma dall’esterno come una saponetta: si gonfia dall’interno. La pressione genera vaiolature e microfessure, disgrega la matrice e fa saltare il copriferro, esponendo l’armatura.

Le velocità misurate raccontano il resto. I tassi tipici di corrosione strutturale vanno da 0,72 a 4 millimetri all’anno. In ambienti fortemente aggressivi e umidi si arriva a 12 mm all’anno, e alcuni casi di studio documentano oltre 10 mm all’anno — un centimetro — nell’arco di pochi anni; in prove specifiche si sono raggiunti 14 mm all’anno.

Un centimetro di calcestruzzo all’anno, sopra la testa dei tuoi liquami. Ecco perché la vecchia fossa in muratura di mattoni non «invecchia»: si disfa esattamente dove nessuno guarda.

Come si ispeziona una vasca in cemento

Da tutto questo discende una regola pratica che vale una perizia, e che contraddice l’istinto.

Non guardare il fondo. Guarda il cielo della vasca e la fascia di parete appena sopra il pelo dell’acqua — la zona di battigia, dove il livello sale e scende. È lì che il calcestruzzo si presenta gessoso, biancastro, sfarinato al tatto; è lì che compaiono le vaiolature; è lì che, nei casi avanzati, si vede l’armatura.

E se stai comprando una casa con una fossa in cemento di quarant’anni, la domanda da fare al tecnico non è «tiene?», ma «quanto copriferro è rimasto sul cielo?». La prima domanda ha una risposta rassicurante finché la vasca non collassa. La seconda dice quando collasserà.

Vale la pena aggiungere che tutto questo è governato dalla quantità di idrogeno solforato che si sviluppa, e che l’idrogeno solforato è lo stesso gas che rende pericoloso entrare in una fossa. Una vasca ben ventilata, con lo sfiato libero, non solo puzza di meno: si corrode più lentamente, perché i gas non ristagnano sulla condensa delle pareti.

Cemento o polietilene, e chi te lo sta dicendo

Sul confronto fra materiali conviene sapere prima chi firma la fonte, perché in Italia i produttori si dividono nettamente: da una parte i fabbricanti di manufatti in calcestruzzo, dall’altra quelli in polietilene, e qualcuno che vende entrambi.

I numeri di durata che circolano, tratti da analisi ingegneristiche, sono questi: 40-50 anni per una fossa in cemento ben installata e mantenuta, contro 20-30 anni per una vasca in plastica in condizioni normali; un’altra fonte attribuisce al polietilene 30-50 anni. Sono intervalli larghi, e la ragione è che dipendono da come l’impianto viene usato: dal carico di solfati, dalla ventilazione, dagli intervalli di svuotamento.

La differenza sostanziale è un’altra, ed è chimica. Il polietilene non ha calcio da trasformare in gesso: l’acido solforico biogenico non lo attacca allo stesso modo. In compenso è leggero, e una vasca vuota in un terreno con falda alta può galleggiare o deformarsi, ragione per cui i manuali chiedono di riempirla d’acqua alla posa.

Nessuno dei due materiali è «migliore». Il cemento paga la propria alcalinità come vantaggio iniziale e come vulnerabilità finale; il polietilene evita il problema chimico e ne introduce uno meccanico.

Il ritorno alla vasca che perde

Adesso la domanda di novembre 2023 si risponde da sola.

Per la marcatura CE, secondo le norme UNI EN 12566-1 e 12566-3, la determinazione della tenuta stagna è un requisito essenziale per immettere il prodotto sul mercato: le vasche devono nascere a tenuta. Non è un’aspirazione, è una condizione di vendita.

E i produttori italiani di manufatti in calcestruzzo lo dichiarano nei propri documenti, con parole che vale la pena riportare al proprio installatore. Uno garantisce «perfetta tenuta idraulica nel tempo». Un altro assicura «assenza totale di perdite idrauliche». I certificati di un terzo, per vasche settiche tricamerali fino a 33 persone e per modelli fino a 9 persone, riportano l’esito della prova con due parole: «tenuta stagna: superata». Le norme tecniche di un gestore idrico italiano prescrivono che tutte le canalizzazioni fognarie e le opere connesse «devono essere impermeabili alla penetrazione di acqua dall’esterno ed alla fuoriuscita di liquami dall’interno».

Una vasca che si svuota in un giorno e mezzo non ha una microfessura: ha fallito la prova che il suo stesso certificato dichiara superata. E se un impermeabilizzante applicato a posteriori sull’interno debba resistere trent’anni in un ambiente che porta le pareti a pH 1-2, è una domanda che conviene fare per iscritto, al produttore e non all’installatore.

Se una vasca appena posata non tiene, non firmare l'accettazione dei lavori. Chiedi al fornitore la dichiarazione di prestazione con l'esito della prova di tenuta stagna, e chiedi per iscritto se il trattamento proposto è previsto dal produttore per il ripristino della tenuta di quel manufatto. Se la risposta non arriva su carta intestata, la riparazione è un accordo fra te e l'impresa, non una garanzia di prodotto.

L'analisi dell'editor

Trovo istruttivo che il proprietario del forum, senza conoscere una parola di chimica del cemento, sia arrivato alla conclusione giusta guardando lo spessore del manufatto. Il suo istinto era corretto per la ragione sbagliata: una vasca in calcestruzzo non è forte perché è spessa, è forte finché è alcalina. Il giorno in cui i batteri portano la parete a pH 1 lo spessore diventa solo un conto alla rovescia più lungo. Per questo, se ho una fossa in cemento, spendo i miei soldi in due cose che nessuno vende con entusiasmo: uno sfiato che funziona, perché i gas che ristagnano sono l'innesco di tutto, e uno svuotamento puntuale, perché il fango è la fabbrica dell'idrogeno solforato. Il resto — impermeabilizzanti, additivi, promesse — arriva dopo, e arriva tardi.

La mia vasca nuova perde: è normale?

No. La determinazione della tenuta stagna è requisito essenziale per la marcatura CE secondo le UNI EN 12566-1 e 12566-3, e i certificati dei produttori riportano «tenuta stagna: superata».

L'impermeabilizzante basta?

Chiedilo per iscritto al produttore, non all'installatore: il rivestimento dovrà resistere per decenni in un ambiente che porta le pareti a pH 1-2. Se non c'è carta intestata, non c'è garanzia di prodotto.

Cosa chiedo prima di accettare i lavori?

La dichiarazione di prestazione con l'esito della prova di tenuta stagna, e la conferma scritta del produttore che il trattamento proposto ripristina la tenuta di quel manufatto.

Domande frequenti

La fossa in cemento si rovina dal basso?

No, ed è l'errore più comune di chi la ispeziona. L'attacco non avviene nella zona sommersa, ma nella parte superiore fuori dall'acqua: lo spazio aereo, le pareti sopra il livello dell'effluente, il cielo della vasca. Lì convivono contemporaneamente umidità, ossigeno e gas corrosivi, che sono le tre condizioni necessarie. Il fondo, permanentemente sommerso e privo di ossigeno, non subisce lo stesso processo.

Come fa il liquame a sciogliere il calcestruzzo?

In quattro tempi. Nei fanghi sommersi i batteri solfato-riduttori, come le specie Desulfovibrio, producono idrogeno solforato gassoso. Il gas sale, si scioglie nella condensa sulle pareti e le neutralizza per via chimica, abbassando il pH da 11-13 a circa 9. A quel punto colonizzano batteri ossidanti dello zolfo — Thiobacillus thioparus, Halothiobacillus neapolitanus — che producono acido solforico e portano il pH a 3,5-5. Sotto pH 4 subentrano gli acidofili estremi, come Acidithiobacillus thiooxidans e Thiobacillus concretivorus, e la superficie arriva a pH 1-2, con punte di 0,5.

Perché il calcestruzzo si spacca invece di consumarsi soltanto?

Perché l'acido solforico non asporta il materiale: lo trasforma. L'idrossido di calcio e il silicato di calcio idrato diventano gesso, che reagisce con l'alluminato tricalcico formando ettringite. Entrambi i sali occupano molto più volume del materiale di partenza — l'espansione del gesso è indicata fra il 120% e il 220% — e la pressione interna spacca il calcestruzzo dall'interno, con vaiolature e microfessure, fino a disgregare il copriferro.

Quanto velocemente accade?

Le velocità tipiche di corrosione riportate vanno da 0,72 a 4 mm all'anno. In ambienti fortemente aggressivi e umidi si arriva a 12 mm all'anno, e alcuni casi di studio documentano oltre 10 mm all'anno, cioè circa un centimetro, nel giro di pochi anni. In prove specifiche si sono raggiunti 14 mm all'anno.

La mia fossa nuova in cemento perde: è normale?

No. Per la marcatura CE secondo le norme UNI EN 12566-1 e 12566-3 la determinazione della tenuta stagna è un requisito essenziale: le vasche devono nascere a tenuta. I produttori stessi lo dichiarano nei propri documenti, con formule come «perfetta tenuta idraulica nel tempo», «assenza totale di perdite idrauliche» e certificati che riportano «tenuta stagna: superata». Se una vasca appena posata si svuota in un giorno e mezzo, non stai osservando una tolleranza di prodotto.

Cemento o polietilene?

Un'analisi ingegneristica indica per una fossa in cemento ben installata e manutenuta una durata attesa di 40-50 anni, contro i 20-30 anni di una vasca in plastica in condizioni normali; un'altra fonte attribuisce al polietilene 30-50 anni. Le due famiglie di produttori difendono ciascuna il proprio materiale, ed è bene sapere chi firma la pagina che stai leggendo.

Marco Rinaldi

Ricercatore ed editor di trattamento acque domestiche

Ricerca e cura guide indipendenti sugli impianti di trattamento domestico delle acque reflue, confrontando normativa (D.lgs 152/2006), prezzi reali e esperienze degli utenti.

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