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Fossa intasata: la candeggina non è il colpevole, e gli additivi non sono la cura

In sintesi
  • Prima di comprare qualcosa, individua dove è il tappo: nei tubi, nella vasca o nella dispersione. Tre punti, tre rimedi diversi.
  • Gli additivi batterici non servono a una fossa sana: su 48 fosse seguite per 12 mesi non aumentarono le concentrazioni batteriche. Gli enzimi possono sciogliere la crosta e mandare i grassi nella dispersione.
  • La candeggina domestica non uccide la fossa: la soglia misurata di die-off è 1,85 mL/L, e dopo dosi massicce la flora si è ripresa in 60 ore.
  • Le salviette sì. Nelle ostruzioni pesate da Water UK: 36,11% salviette per neonati, 0,88% quelle vendute come gettabili nel WC.
  • Se la vasca si riempie subito, quasi sempre il problema è a valle: la dispersione è satura. Approfondirla con un pozzo perdente è reato.
Da sapere

Nel 2017 Water UK ha pesato il contenuto di ostruzioni reali invece di raccontarlo. Su un campione di poco più di 50 kg: massa di salviette non identificabili 49,07%, salviette per neonati 36,11%, salviette per superfici 4,13%, prodotti per l'igiene femminile 2,38%, salviette cosmetiche 2,05%, e appena 0,88% di salviette vendute come gettabili nel WC. Contando solo i prodotti domestici riconoscibili, le salviette per neonati salgono al 78,2% e quelle «flushable» si fermano all'1,9%. È un dato scomodo per tutti: i gestori delle reti hanno ragione a dire che le salviette sono la causa principale delle ostruzioni, e l'industria ha ragione a protestare che i suoi prodotti certificati non sono i responsabili. Chi sbaglia non è chi produce la salvietta per il WC: è chi butta nel WC la salvietta del neonato, non chi la produce.

Una signora scrive su un forum di edilizia: quando riempie il lavello della cucina, l’acqua le risale nel piatto doccia, con i residui del lavaggio. Poi aggiunge la frase che riassume l’istinto di tutti.

Ho comprato un disgorgante a base di candeggina, dove è necessario metterlo maggiormente?

Discussione «Scarico lavello cucina reflusso nel piatto doccia!», forum edilizio

Due righe più sotto precisa il dettaglio che cambia tutto: «La casa e in campagna con fossa settica non collegata ad acquedotto». Sta per versare un prodotto aggressivo dentro un impianto biologico che non ha una fognatura a valle, per risolvere un problema che quasi certamente non è dove lo sta cercando.

Gli istinti, davanti a una fossa che non scarica, sono due: buttarci dentro qualcosa che scioglie, oppure comprare una bustina di batteri che «rigenera». Le prove dicono che il primo è meno pericoloso di quanto si creda, il secondo meno utile di quanto si venda, e nessuno dei due tocca la causa.

Prima di comprare qualcosa: dove sta il tappo

L’intasamento non è un evento unico, sono tre eventi diversi che si somigliano.

Se l’acqua di un sanitario risale in un altro — la cucina nella doccia, il lavabo che gorgoglia — il tappo sta nel tratto di tubo che i due condividono, a valle di entrambi. Non c’entrano né la vasca né il terreno.

Se scaricano male tutti i sanitari insieme e il pozzetto prima della fossa è pieno, il tappo è fra casa e vasca.

Se invece la vasca si riempie oltre il normale e il pozzetto a valle resta sempre pieno, la vasca sta funzionando: è il terreno che non riceve più. La dispersione è satura, e nessun prodotto versato in un water la rigenera. Per un tappo semplice, solo nel water e senza riflusso da altri sanitari, i passaggi pratici — e perché lo sturatubi chimico va tenuto per ultimo — sono nella guida a come sturare il water.

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La catena dello scarico, e i tre punti in cui nasce ciò che chiamiamo «fossa intasata». Il rimedio cambia a seconda del punto.
  1. Tubi e pozzetti fra casa e vasca. Qui finiscono salviette, assorbenti e grassi rappresi. Il sintomo è il riflusso fra sanitari.
  2. La vasca. Se i fanghi hanno superato i due terzi della capacità, l’uscita si ostruisce e i solidi partono verso la dispersione. Si risolve svuotando, non aggiungendo.
  3. La subirrigazione. Se resta piena, il terreno ha smesso di assorbire: è il guasto più costoso e l’unico che i prodotti non toccano.
  4. Il degrassatore, che sta prima della fossa e non dopo. È il pezzo che protegge il punto 3, ed è quello che quasi nessuno pulisce.
Il dato che mette d'accordo tutti Nella disputa sulle salviette, lo studio del 2017 dà torto e ragione a entrambe le parti. Le salviette sono davvero la causa principale delle ostruzioni: sommando le categorie riconoscibili superano di gran lunga ogni altro rifiuto. Ma quelle vendute come gettabili nel WC pesano lo 0,88% del campione, cioè l'1,9% dei prodotti domestici identificabili. Le protagoniste sono le salviette per neonati, al 36,11% del totale e al 78,2% dei prodotti riconoscibili. Tradotto in pratica domestica: il problema non è la marca, è il gesto. Un cestino accanto al water costa due euro e chiude la questione per sempre.
Il cestino da due euro Contro le salviette non esiste tecnologia domestica: esiste un cestino. Le cifre dello studio del 2017 lo dicono meglio di qualunque predica — 36,11% del materiale delle ostruzioni erano salviette per neonati, contro lo 0,88% di quelle vendute come gettabili. In condominio la posta è più alta, perché la fattura dell'intervento straordinario arriva a tutti mentre l'errore è di uno. Il rimedio non è un additivo né una vasca più grande: è un foglio plastificato in bagno e un cestino con il coperchio. Fra tutte le soluzioni descritte in questa pagina, è l'unica che funziona il 100% delle volte e costa meno di un caffè.
Promemoria Il 36,11% del materiale trovato nelle ostruzioni erano salviette per neonati; lo 0,88% salviette vendute come gettabili. Non è una questione di marca né di certificazione: è il gesto di buttarle nel water. Un cestino con il coperchio, accanto al sanitario, elimina in un colpo solo la causa più documentata di ostruzione domestica, e costa meno di un intervento d'emergenza di qualunque genere. In condominio, poi, la fattura dell'intervento straordinario arriva a tutti mentre la salvietta l'ha buttata uno solo: è il motivo per cui un cartello in bagno rende più di qualunque prodotto in commercio.

Cosa intasa davvero: le cifre di uno studio, non le opinioni

Nel 2017 Water UK ha fatto la cosa che nessuno aveva fatto: ha analizzato il materiale estratto da ostruzioni reali e lo ha pesato per categoria. Su un campione di poco più di 50 kg, la composizione è questa.

Cosa c’era dentroQuota sul totale
Massa di salviette non identificabili49,07%
Salviette per neonati36,11%
Salviette per superfici4,13%
Prodotti per l’igiene femminile2,38%
Salviette cosmetiche2,05%
Salviette vendute come gettabili nel WC0,88%

Considerando soltanto i prodotti domestici riconoscibili, le salviette per neonati salgono al 78,2% e quelle «flushable» si fermano all’1,9%. Il dato è scomodo per entrambe le parti in causa. I gestori delle reti fognarie hanno ragione quando dicono che le salviette sono la causa principale delle ostruzioni. L’industria dei nonwoven ha ragione quando protesta che i suoi prodotti certificati come gettabili non sono i responsabili: nello stesso studio pesano meno dell’uno per cento. Chi sta sbagliando non è il produttore di salviette per il WC, è chi butta nel WC la salvietta del neonato.

Il resto lo racconta un amministratore di condominio, dopo una chiamata straordinaria all’autospurgo a gennaio, tre mesi dopo la pulizia ordinaria.

Dopo l'intervento l'operatore ha rilevato che l'ingorgo era dovuto (come già capitato in precedenza) alla presenza di assorbenti, pannolini...

Discussione «Fossa biologica intasata a causa di pannolini, chi paga?», forum di condominio

La sua domanda successiva è la migliore di tutto il thread: dato che si tratta di un intervento straordinario, devono pagare tutti i condòmini o soltanto gli appartamenti responsabili? È una domanda a cui la tecnica non risponde e il buon senso sì — e spiega perché, in un condominio, un cartello in bagno vale più di qualunque additivo.

La candeggina: il colpevole innocente

Qui la letteratura popolare italiana e le prove scientifiche divergono in modo netto, e conviene fidarsi delle seconde.

Nel 1987, all’Università dell’Arkansas, Mark Gross misurò le concentrazioni alle quali i prodotti di pulizia domestica uccidono davvero la flora batterica di una fossa. La soglia di die-off per la candeggina liquida è 1,85 mL/L di refluo; per un disinfettante tipo Lysol, 5 mL/L. Sono concentrazioni che una casa non raggiunge lavando il bagno: per arrivarci in una vasca da mille galloni bisognerebbe versarci quasi due galloni di candeggina in una volta sola.

E anche allora il sistema regge. In prove su fosse reali da 400 e 375 galloni furono versate dosi massicce di candeggina e di disinfettante in un colpo solo: la popolazione batterica si è ripresa in un massimo di 60 ore, poco più di due giorni e mezzo. La fossa settica è un ecosistema molto più resiliente di quanto la pubblicità degli additivi lasci credere.

Il quadro cambia con gli sturatubi chimici. Per un prodotto tipo Drano bastano 0,1 mg/L per ridurre di dieci volte la concentrazione batterica, 1,3 mg/L per uccidere la maggior parte dei batteri e 3 mg/L per distruggerli. Sono ordini di grandezza mille volte inferiori a quelli della candeggina. La signora del forum, che ha in mano un disgorgante e una fossa settica in campagna, non deve temere la candeggina del bagno: deve temere il prodotto che ha appena comprato — e soprattutto il fatto che non risolverà un riflusso fra due sanitari, perché il tappo è meccanico e sta nel tubo comune.

1,85 mL/Lsoglia di die-off, candeggina
60 orerecupero dopo una dose massiccia
0,1 mg/Lsturatubi: batteri ridotti 10 volte
48 fossestudiate 12 mesi: additivi ininfluenti

Gli additivi: la cura che non cura

La domanda va posta bene: gli additivi servono a una fossa sana e svuotata con regolarità? La risposta indipendente è no, ed è sorprendentemente unanime.

La North Carolina State University ha seguito 48 fosse settiche a grandezza naturale per 12 mesi, confrontando quelle trattate con additivi e quelle di controllo. La conclusione è che nessuno degli additivi ha aumentato in modo significativo il numero di microrganismi nelle fosse, a nessun livello di manutenzione, e che non emerse alcuna differenza misurabile nell’accumulo di fanghi. In Australia, una prova condotta con il Wagga Wagga City Council e i Lanfax Laboratories nel 2003 concluse che non vi furono cambiamenti sufficienti nel volume dei fanghi o nei solidi sospesi per indicare un beneficio chiaro dei microrganismi effettivi. L’agenzia ambientale statunitense e le università che se ne sono occupate ripetono lo stesso concetto: in un sistema funzionante i batteri, gli enzimi, i lieviti e i funghi che servono ci sono già, e nessun prodotto consente di saltare gli svuotamenti periodici.

C’è un’eccezione, e va detta perché è l’unica. Uno studio pubblicato in Egitto nel 2010, condotto su fosse settiche rurali dell’Alto Egitto con cinque specie di Bacillus, riportò miglioramenti importanti: al trentesimo giorno, rimozioni del 91,3-94,4% per il COD, del 93-95,8% per il BOD5, del 90-91,7% per i solidi sospesi e del 75-87% per oli e grassi. È un risultato reale e riguarda una condizione precisa: impianti che partivano da rendimenti bassi, in un contesto rurale, con un dosaggio controllato. Non descrive la fossa italiana svuotata ogni anno.

Il punto delicato, però, non è che gli additivi non facciano nulla. È che alcuni fanno qualcosa di male. La Virginia Tech avverte che certi enzimi possono disgregare lo strato di schiuma — quella crosta di grassi, oli e sostanze leggere che galleggia in superficie — mettendola in sospensione nell’effluente, che a quel punto se ne va verso il campo di dispersione e ne impedisce l’infiltrazione. L’effetto viene descritto come potenzialmente catastrofico per il sistema, e la logica è semplice: la crosta è una barriera, non uno sporco. Chi la scioglie sposta i grassi dal punto dove sono innocui al punto dove sono fatali.

Il degrassatore, il pezzo che nessuno pulisce

Fra la cucina e la fossa dovrebbe esserci una vasca di calma. Una scheda tecnica italiana la definisce con precisione: «La degrassatura è un pretrattamento fisico di rimozione degli oli, delle schiume, dei grassi, e di tutte le sostanze che hanno peso specifico inferiore a quello del liquame». Il meccanismo è solo fisico: «All’interno del degrassatore avviene la separazione per flottazione (risalita) delle sostanze con peso specifico inferiore rispetto all’acqua. Quindi, la separazione avviene per gravità».

Detto altrimenti: il degrassatore trattiene i grassi prima che raggiungano la fossa e, soprattutto, prima che raggiungano la trincea. Costa poco, si pulisce in mezz’ora, e nella catena degli errori italiani è quasi sempre il pezzo mancante. Chi ha la subirrigazione intasata dai grassi, nove volte su dieci, non aveva un degrassatore a monte o non lo ha mai svuotato.

Quando è la dispersione: e la scorciatoia che è reato

Se la diagnosi porta al punto 3 — vasca a posto, pozzetto a valle sempre pieno — la strada non passa da un prodotto. Passa dal rifacimento o dall’allungamento della trincea, dalla verifica di quanto assorbe il suolo, e in certi casi da una microstazione che restituisce un effluente abbastanza pulito da poter essere scaricato dove una trincea non reggerebbe.

C’è però un consiglio che circola da vent’anni sui forum italiani, e che è meglio riconoscere. Un utente, rispondendo a chi aveva la vecchia fossa in muratura ostruita, suggerisce la soluzione di sempre.

In pratica si è intasato il pozzo a sperdere ,cosi detto,forse se fai un nuovo è meglio,un bel buco,un paio di anelli in cemento forati ci butti del ghiaione fra l'anello e il terreno e lo sperditoio è fatto

Discussione «Problema con fossa biologica», forum edilizio

Un buco, due anelli forati, del ghiaione. È la ricetta di un pozzo perdente, cioè di uno scarico diretto nel sottosuolo, e per le acque reflue domestiche lo vieta l’articolo 104 del D.Lgs 152/2006: chi non osserva quel divieto è punito con l’arresto sino a tre anni. Il dettaglio istruttivo è che chi lo consiglia non è in malafede: è la soluzione che si è sempre fatta. È esattamente il motivo per cui vale la pena leggere come funziona davvero la dispersione a norma prima di chiamare qualcuno con l’escavatore.

Chi aveva posto la domanda, del resto, descriveva un impianto già oltre il capolinea.

Ho una fossa a smaltimento di vecchissima costruzione, con setti in muratura di mattoni; nel corso dell'ultimo anno ho dovuto farla svuotare per tre volte.

Discussione «Problema con fossa biologica», forum edilizio

Tre svuotamenti in un anno non sono un problema di manutenzione: sono la prova che l’acqua non esce da nessuna parte. E una vasca in muratura di mattoni, per definizione, non è una vasca a tenuta.

Quando svuotare, e come capirlo

La regola pratica che circola in Italia è semplice: si svuota quando il livello dei fanghi supera i due terzi della capacità della vasca. Una soglia ufficiale italiana espressa in centimetri, nelle fonti, non esiste — e le misure in pollici che si trovano online arrivano da contee e università statunitensi: descrivono un metodo per misurare la crosta e il fango con un’asta, non un obbligo che valga qui.

Il metodo, però, è buono e non costa nulla: un’asta calata nel pozzetto di ispezione dice quanta crosta galleggia in alto e quanto fango si è depositato in basso. Il resto — chi può svuotare, ogni quanto, e a quale prezzo — sta nella guida allo svuotamento della fossa, insieme alla ragione per cui conviene farsi lasciare il formulario del rifiuto.

L'analisi dell'editor

Metti insieme i due dati e viene fuori una conclusione che a molti non piacerà. La candeggina che tutti temono si smaltisce in due giorni e mezzo; l'additivo enzimatico che molti comprano può sciogliere la crosta e spedire i grassi nella trincea, che costa migliaia di euro. Il pericolo è il prodotto che compri per fare del bene, non quello che usi per pulire il water. La mia regola, in casa, è ridicolmente povera di chimica: nel WC solo ciò che è passato dal corpo umano e la carta igienica; un degrassatore prima della fossa e pulito una volta l'anno; l'autospurgo quando i fanghi arrivano a due terzi. Nessuna bustina, nessun batterio in polvere. Se una fossa ha bisogno di essere «rigenerata», il problema non è la sua flora: è che non esce l'acqua, e questo si vede aprendo il pozzetto, non leggendo un'etichetta.

Posso buttare le salviette «flushable»?

Meglio di no, anche se lo studio del 2017 le assolve in parte: pesano lo 0,88% del materiale delle ostruzioni analizzate, contro il 36,11% delle salviette per neonati. La regola sicura resta il cestino.

Cosa non va mai nel WC?

Salviette di qualunque tipo, assorbenti, pannolini, cotone, filo interdentale, olio di frittura e lettiere. In condominio un solo appartamento distratto genera fatture straordinarie per tutti.

Le salviette «biodegradabili» vanno bene?

Biodegradabile non significa disgregabile in acqua nei tempi di una fognatura. Nel campione analizzato le salviette non identificabili erano il 49,07% del materiale: prima di essere biodegradate hanno tutto il tempo di formare un tappo.

Domande frequenti

Gli additivi batterici per fossa settica funzionano?

Per una fossa sana e svuotata con regolarità, l'evidenza indipendente dice di no. Uno studio della North Carolina State University seguì 48 fosse settiche a grandezza naturale per 12 mesi e non rilevò aumenti significativi delle concentrazioni batteriche rispetto ai controlli senza additivi. Una prova australiana sui microrganismi effettivi non trovò variazioni sufficienti nel volume dei fanghi. L'unico studio con risultati positivi, condotto in Egitto nel 2010 con cinque specie di Bacillus, riguardava fosse rurali con rendimenti di partenza bassi.

Gli additivi possono fare danni?

Sì, quelli enzimatici. La Virginia Tech avverte che certi enzimi possono disgregare lo strato di schiuma — la crosta di grassi e oli — mettendolo in sospensione nell'effluente, che così raggiunge il campo di dispersione e ne impedisce l'infiltrazione. È il modo più rapido di trasformare un problema di manutenzione in una trincea da rifare.

La candeggina rovina la fossa biologica?

Non alle dosi domestiche. Una ricerca dell'Università dell'Arkansas del 1987 misurò le soglie di die-off batterico: 1,85 mL/L per la candeggina liquida e 5 mL/L per un disinfettante tipo Lysol. In prove su fosse reali, dopo aver versato dosi massicce in un colpo solo, la popolazione batterica si è ripresa in un massimo di 60 ore, cioè circa 2,5 giorni. Diverso è versare abitualmente sturatubi: bastano 0,1 mg/L di un prodotto tipo Drano per ridurre di dieci volte la concentrazione batterica, 1,3 mg/L per uccidere la maggior parte dei batteri e 3 mg/L per distruggerli.

Le salviette umidificate intasano davvero?

Sì, ma non quelle che immagini. Lo studio di Water UK del 2017 ha analizzato il materiale di ostruzioni reali: massa di salviette non identificabili 49,07%, salviette per neonati 36,11%, salviette per superfici 4,13%, igiene femminile 2,38%, salviette cosmetiche 2,05%, e appena 0,88% di prodotti venduti come gettabili nel WC. Considerando solo i prodotti domestici riconoscibili, le salviette per neonati arrivano al 78,2% e quelle «flushable» all'1,9%.

La fossa si riempie subito: devo comprarne una più grande?

Quasi mai. Se la vasca si riempie oltre il normale, l'acqua non riesce a uscire: la dispersione è satura. Una vasca doppia si riempirà comunque, solo più lentamente. Prima si verifica il livello dei fanghi, poi il degrassatore, poi il pozzetto a valle della fossa. E scavare più in profondità fino a trovare uno strato che assorbe non è una soluzione: è uno scarico nel sottosuolo, vietato dall'articolo 104 del D.Lgs 152/2006.

Ogni quanto va svuotata?

La regola pratica italiana più diffusa è svuotare quando i fanghi superano i due terzi della capacità della vasca. Non esiste, nelle fonti, una soglia ufficiale italiana espressa in centimetri: quelle in pollici che circolano online vengono da contee e università statunitensi e descrivono un metodo di misura, non un obbligo di legge.

Marco Rinaldi

Ricercatore ed editor di trattamento acque domestiche

Ricerca e cura guide indipendenti sugli impianti di trattamento domestico delle acque reflue, confrontando normativa (D.lgs 152/2006), prezzi reali e esperienze degli utenti.

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