Subirrigazione o pozzo perdente: uno è legale, l'altro costa tre anni
- Il pozzo perdente per le acque nere è vietato: art. 104 comma 1 del D.Lgs 152/2006, «È vietato lo scarico diretto nelle acque sotterranee e nel sottosuolo».
- La pena è l'arresto sino a tre anni (art. 137 comma 11), e a differenza degli scarichi industriali abusivi non è prevista alcuna ammenda in alternativa.
- La subirrigazione è invece ammessa perché disperde nei primi 1,5-2 metri di terreno, dove l'ossigeno permette la depurazione aerobica.
- Lunghezza della trincea: 2 m per abitante in sabbia sottile, 3 m in sabbia grossa, 5 m in sabbia argillosa, 10 m in argilla sabbiosa. In argilla compatta non si fa.
- Il fondo della trincea deve stare almeno un metro sopra il massimo livello della falda, e a 30 metri da qualunque pozzo privato.
Sul franco dalla falda le fonti italiane sembrano copiate l'una dall'altra, e in effetti lo sono: discendono tutte dallo stesso allegato del 1977, che prescrive che «la distanza fra il fondo della trincea ed il massimo livello della falda non dovrà essere inferiore al metro». La Provincia di Mantova scrive che «la distanza tra il massimo livello della falda e il fondo del sistema di dispersione non può essere inferiore al metro»; la Provincia di Cremona, ARPAL Liguria, il Comune di Aprilia e la Provincia di Monza e Brianza ripetono lo stesso metro con le stesse parole. C'è però una crepa che nessuna di queste pagine segnala. Il parere del Ministero dell'Ambiente del 7 agosto 2002, protocollo N. 69/TAI/DI/PRO, quello che definisce cosa siano gli «strati superficiali del sottosuolo», non chiede un metro: chiede che il corpo naturale ricettore «deve trovarsi al di sopra della massima escursione del livello di falda di 1,50». Un metro secondo la norma tecnica, un metro e mezzo secondo l'interpretazione ministeriale, e le due misure non si contano nemmeno dallo stesso punto. Chi progetta al centimetro sul minimo di legge sta scegliendo, senza saperlo, quale delle due fonti citerà davanti a un controllo. E poi c'è quell'aggettivo che si legge distrattamente: massimo. Non è il livello della falda il giorno dello scavo, in luglio, quando anche il pozzo del vicino è basso. È la massima escursione, quella di febbraio, dopo tre settimane di pioggia. Una trincea perfetta ad agosto può essere un'immissione diretta in falda a marzo.
C’è un video, su YouTube, in cui un’impresa edile mostra con orgoglio la costruzione di un pozzo perdente. Lo scavo scende fino a incontrare l’acqua, i tubi forati vengono posati, le pietre riempiono il vuoto, il telo traspirante separa i materiali. Il lavoro è pulito, la ripresa è curata, i commenti sono entusiasti. Un architetto si complimenta pubblicamente per la chiarezza della dimostrazione, e cita fra i pregi proprio il dettaglio che condanna l’opera.
Complimenti per l’ottimo lavoro! Da architetto trovo molto interessante la chiarezza con cui avete mostrato la realizzazione del pozzo perdente: lo scavo fino a raggiungere l’acqua a circa un metro, l’inserimento dei tubi forati per il drenaggio, il riempimento con pietre, la protezione con telo traspirante per mantenere separati i materiali e la predisposizione del tubo per il futuro collegamento alla fognatura con valvola di non ritorno. Un esempio concreto di come, con metodo e precisione, si possano creare soluzioni efficaci e durature per la gestione delle acque
Commento di uno spettatore, canale Cura Impresa Edile & CarpenteriaSotto quello stesso video, in mezzo agli applausi, una voce sola dice l’unica cosa che conta.
Lavorate in Italia? Dal D.L. 3 aprile 2006 n.152 è proibito a chiunque lo scarico diretto dei liquami nelle acque sotterranee e nel sottosuolo. State pubblicizzando una pratica che è fuorilegge da 19 anni. La cosa che mi colpisce sono i professionisti che vi fanno i complimenti. C'è la galera per chi fa un pozzo perdente!
Commento di uno spettatore, canale Cura Impresa Edile & CarpenteriaHa ragione lui. Non per modo di dire, non come iperbole polemica: ha ragione parola per parola, compresa la galera. E siccome la stessa scena si ripete in migliaia di giardini italiani, con lo stesso entusiasmo e la stessa buona fede, vale la pena capire esattamente dove passa il confine — perché passa in un punto che nessuno si aspetta, e non è dove finisce il tubo.
Due articoli consecutivi, due mondi diversi
Il Codice dell’ambiente tratta lo scarico sul suolo e lo scarico nel sottosuolo in due articoli affiancati, e li tratta in modo radicalmente diverso.
L’articolo 103 comma 1 apre con un divieto e poi lo smonta con sei eccezioni: «È vietato lo scarico sul suolo o negli strati superficiali del sottosuolo, fatta eccezione», e seguono le lettere dalla a) alla f). La prima, la lettera a), rimanda «per i casi previsti dall’articolo 100, comma 3»: sono gli insediamenti isolati, le case sparse, chi non ha una fognatura a cui allacciarsi. È la porta legale attraverso cui passa la subirrigazione.
L’articolo 104 comma 1 non apre nessuna porta. Recita per intero: «È vietato lo scarico diretto nelle acque sotterranee e nel sottosuolo». I commi che seguono elencano le deroghe, e conviene leggerle con attenzione perché sono la prova del nove: acque impiegate per scopi geotermici, acque di infiltrazione di miniere o cave, acque pompate durante lavori di ingegneria civile, acque di lavaggio degli inerti, reflui dell’estrazione di idrocarburi, stoccaggio di biossido di carbonio in formazioni geologiche profonde. Non c’è una sola parola sulle case. Il legislatore ha immaginato le piattaforme petrolifere e le cave di ghiaia, e non ha previsto alcuna deroga per il bagno di una villetta.
Questa è la ragione per cui il pozzo perdente domestico non è poco raccomandabile, né da evitare quando possibile. È vietato da una norma che, per i reflui di casa, non ammette eccezioni di nessun tipo.
Il confine è un metro e mezzo di ossigeno
Resta la domanda che rende tutto meno ovvio di quanto sembri: anche la subirrigazione manda il liquame sotto terra. Perché una è lecita e l’altra è un reato?
La risposta non sta nel Codice, sta in un parere che il Ministero dell’Ambiente ha scritto il 7 agosto 2002, protocollo N. 69/TAI/DI/PRO, per spiegare cosa significhino le parole «strati superficiali del sottosuolo». Il Ministero definisce quello strato come un corpo naturale posto sotto il piano campagna, e ne fissa lo spessore: «Lo spessore di tale corpo naturale dovrebbe essere compreso tra 1,5 e 4,0 e, comunque, deve trovarsi al di sopra della massima escursione del livello di falda di 1,50». Poi dice a cosa serve quella misura: «Tale definizione è necessaria al fine di garantire uno spessore sufficiente affinché avvengano i fenomeni di autodepurazione».
La Provincia di Monza e Brianza traduce lo stesso concetto in una frase che un proprietario può usare: «lo scarico sul suolo è da intendersi come scarico realizzato entro i primi 1,5 - 2 circa di terreno rispetto al piano campagna», perché a quella modesta profondità si trovano «una biomassa ed una condizione di aerobiosi tali da assicurare un certo trattamento depurativo».
Sotto quella soglia l’ossigeno atmosferico non diffonde più. I batteri che smontano la sostanza organica sono aerobi: senza aria smettono di lavorare, e al loro posto subentrano processi anaerobici che, sempre secondo la Provincia, portano «alla formazione di sostanze ridotte inquinanti». Il liquame non viene depurato, viene solo spostato più in basso, verso la falda. Da qui la conclusione delle autorità ambientali, testuale: «l’applicazione dello scarico con pozzo perdente non è praticabile in quanto si andrebbe a scaricare direttamente nel sottosuolo».
Il confine fra il lecito e il penale, quindi, non è la forma dello scavo né il materiale del tubo. È uno strato di terreno vivo, spesso poco più di un metro, dentro cui l’ossigeno arriva ancora. La subirrigazione ci resta dentro. Il pozzo perdente lo attraversa e va oltre — nel video, fino a incontrare l’acqua a circa un metro, come l’architetto osserva con ammirazione.
- Piano campagna. Tutto quello che segue si misura da qui.
- Trincea di subirrigazione, profonda 60-70 cm e larga alla base almeno 40 cm. Il tubo drenante corre dentro il pietrisco, con pendenza fra lo 0,2 e lo 0,5%.
- Strato ossigenato: i primi 1,5-2 metri di terreno secondo la Provincia di Monza e Brianza, con lo spessore compreso fra 1,5 e 4,0 metri fissato dal parere ministeriale. È qui che vive la biomassa aerobica che completa la depurazione.
- Il franco dalla falda: la distanza fra il fondo della trincea e il massimo livello della falda non può essere inferiore al metro.
- Il pozzo perdente attraversa lo strato utile e recapita in profondità, dove l’aria non arriva. Giuridicamente non è più scarico sul suolo: è scarico nel sottosuolo, vietato dall’articolo 104.
- Falda freatica, al suo livello massimo — non a quello del giorno in cui si scava.
Tre anni, e nessuna ammenda
La parte che sorprende chi legge il Codice per la prima volta è la sanzione. L’articolo 137 elenca quattordici commi di pene per gli scarichi irregolari, e quasi tutti parlano di industria: acque reflue industriali senza autorizzazione, sostanze pericolose delle tabelle 5 e 3/A, superamento dei valori limite. Il privato cittadino con il suo bagno non compare quasi mai.
Compare al comma 11, ed è una frase sola: «Chiunque non osservi i divieti di scarico previsti dagli articoli 103 e 104 è punito con l’arresto sino a tre anni».
Vale la pena metterla accanto al comma 1, quello dell’imprenditore che apre uno scarico industriale abusivo: «è punito con l’arresto da due mesi a due anni o con l’ammenda da millecinquecento euro a diecimila euro». La congiunzione è «o». Il giudice può scegliere la pena pecuniaria, e nella pratica quasi sempre la sceglie.
Al comma 11 quella congiunzione non c’è. Non c’è nessuna ammenda, non c’è nessuna alternativa: solo l’arresto, fino a tre anni.
| Chi | Cosa fa | Norma | Pena |
|---|---|---|---|
| Un privato | Pozzo perdente per le acque di casa | art. 137 comma 11 | arresto sino a 3 anni, senza ammenda |
| Un’impresa | Scarico industriale senza autorizzazione | art. 137 comma 1 | arresto da 2 mesi a 2 anni oppure ammenda da 1.500 a 10.000 € |
| Un’impresa | Scarico industriale con sostanze pericolose | art. 137 comma 2 | arresto da 3 mesi a 3 anni e ammenda da 5.000 a 52.000 € |
| Un privato | Scarico domestico senza autorizzazione, dove non vige divieto assoluto | art. 133 comma 2 | sanzione amministrativa da 600 a 3.000 € |
Letta così, la tabella dice una cosa che nessuno si aspetta: sulla carta, il proprietario di casa che disperde nel sottosuolo affronta una cornice sanzionatoria più rigida dell’azienda che scarica senza permesso. Il motivo è che il comma 11 non punisce uno scarico irregolare, punisce la violazione di un divieto assoluto, e ai divieti assoluti il legislatore non ha voluto lasciare la via d’uscita del pagamento.
Va detto con precisione, perché la precisione qui è tutto: l’arresto è la pena detentiva delle contravvenzioni, non la reclusione dei delitti, e le contravvenzioni hanno strade di estinzione che i delitti non hanno. Ma resta una pena detentiva, iscritta in un articolo del Codice dell’ambiente, applicabile a chiunque. E resta l’ultima riga del ragionamento: mancare l’autorizzazione costa da 600 a 3.000 euro, disperdere nel sottosuolo costa la libertà personale. Non sono due gradi della stessa infrazione. Sono due cose diverse.
Se hai comprato una casa con un pozzo perdente già esistente, non sei automaticamente in una situazione penale per il solo fatto di possederla: il reato riguarda la condotta di chi effettua lo scarico. La strada è farlo verificare da un tecnico e presentare al Comune la domanda di autorizzazione allo scarico con un sistema a norma. Un pozzo perdente che continua a ricevere liquami è però uno scarico in corso, non un manufatto inerte.
Quanto è lunga una subirrigazione fatta bene
Passiamo al sistema lecito. La Delibera del Comitato dei Ministri del 4 febbraio 1977, allegato 5, è ancora oggi il testo che detta le misure, e le detta in funzione dell’unica variabile che conta davvero: quanto assorbe il tuo terreno.
| Terreno | Metri di trincea per abitante | Per quattro abitanti |
|---|---|---|
| Sabbia sottile, materiale leggero di riporto | 2 m | 8 m |
| Sabbia grossa e pietrisco | 3 m | 12 m |
| Sabbia sottile con argilla | 5 m | 20 m |
| Argilla con un po’ di sabbia | 10 m | 40 m |
| Argilla compatta | non adatta | — |
Il salto fra la prima riga e la quarta è di cinque volte. È qui che nasce l’errore più costoso dell’impiantistica domestica: copiare la subirrigazione del vicino, che magari sta trenta metri più in là su una lente di sabbia mentre tu sei sull’argilla. La stessa famiglia, sullo stesso lotto, ha bisogno di 8 metri di trincea o di 40 a seconda di cosa c’è sotto il prato.
Il resto delle misure è meno drammatico ma altrettanto vincolante. La condotta «viene posta in trincea profonda circa 2/3 di metro», che le linee guida traducono in una trincea «profonda 60-70 cm, larga alla base almeno 40 cm». La pendenza sta «con pendenza fra lo 0,2 e 0,5%»: abbastanza per far camminare l’acqua, troppo poco perché corra via in un punto solo. La metà inferiore dello scavo si riempie con pietrisco «di dimensioni 3-6 cm, per un’ altezza di circa 30 cm». E il singolo ramo non dovrebbe allungarsi troppo: il Comune di Capannoli scrive che «E’ opportuno che la lunghezza della tubazione disperdente non sia superiore a 30 metri allo scopo di evitare che possano insorgere problemi di distribuzione». Che è poi il motivo per cui i 40 metri dell’argilla sabbiosa non si fanno mai in linea retta, ma in due rami.
Il metro sopra la falda, e il metro e mezzo del Ministero
Sul franco dalla falda le fonti italiane sono così concordi da sembrare copiate l’una dall’altra — e infatti lo sono, tutte dallo stesso allegato del 1977. La Delibera dice che «la distanza fra il fondo della trincea ed il massimo livello della falda non dovrà essere inferiore al metro». La Provincia di Mantova ripete: «la distanza tra il massimo livello della falda e il fondo del sistema di dispersione non può essere inferiore al metro». La Provincia di Cremona, ARPAL Liguria, il Comune di Aprilia, la Provincia di Monza e Brianza: un metro, sempre.
C’è però una crepa che nessuna di queste pagine segnala, e conviene conoscerla prima di firmare un progetto. Il parere ministeriale del 2002, quello che definisce lo strato superficiale, non chiede un metro: chiede che il corpo ricettore si trovi «al di sopra della massima escursione del livello di falda di 1,50». Un metro secondo la norma tecnica del 1977, un metro e mezzo secondo l’interpretazione ministeriale del 2002 — e le due misure non partono nemmeno dallo stesso punto, perché la prima si conta dal fondo della trincea e la seconda dal corpo naturale che riceve. Chi progetta al centimetro sul minimo di legge sta scegliendo, senza saperlo, quale delle due fonti citerà in caso di controllo.
E attenzione a quella parola, massimo. Non è il livello della falda il giorno dello scavo, in luglio, con il pozzo del vicino a secco. È la massima escursione: quella di febbraio, dopo tre settimane di pioggia. Il video da cui siamo partiti trova l’acqua a circa un metro in condizioni ordinarie. Non serve altro per sapere come finisce.
Le distanze, e il test che l’Italia ha preso in prestito
Le distanze minime della trincea sono queste: 30 metri da qualunque pozzo privato di captazione, 200 metri dai pozzi che alimentano il pubblico acquedotto, più di 10 metri dai fabbricati, 2 metri dai confini di proprietà, 10 metri dagli alberi d’alto fusto perché le radici cercano l’acqua e trovano i tuoi tubi, 30 metri dalle condotte di acqua potabile. Se non sei sicuro di rientrare, il nostro verificatore delle distanze le mette in fila in un minuto.
Per sapere invece in quale riga della tabella cade il tuo terreno serve la prova di percolazione, e qui c’è un dettaglio che merita di essere raccontato perché dice molto su come funziona la nostra normativa. La procedura la descrivono, con parole quasi identiche, la Provincia di Cremona, la Provincia di Monza e Brianza, il Comune di Capannoli, il Comune di Aprilia: si scava «un cavo quadrato di 30 cm di lato e profondità pari a quella di posa della tubazione (50/60 cm)»; lo si riempie d’acqua «fino a saturane le pareti» e la si lascia assorbire tutta; poi, «mentre il fondo è ancora saturo di umidità», lo si riempie di nuovo «con acqua per una altezza di 15 cm» e si cronometra «il tempo occorrente affinché il livello dell’acqua scenda di 2,5 cm».
Nessuno di questi enti ha inventato la prova. Tutti citano la stessa fonte, e la fonte è americana: Cremona rimanda a «U.S. Public Health - Reprint n.246», ARPAL a «U.S.Dept. of Health», il manuale tecnico di un produttore a «U.S.Dept. of Health – Reprint n°246». La Provincia di Monza e Brianza cita lo stesso documento chiamandolo «U.S. Public Health Report n. 2461». Il test con cui si decide se una casa italiana può avere la subirrigazione è una procedura del servizio sanitario statunitense, recepita per riferimento, e due province non sono nemmeno d’accordo su come si numeri. Puoi eseguirla da solo, in un pomeriggio, con una vanga e un cronometro: il test di percolazione spiega come, e converte il tempo misurato nella riga giusta della tabella.
Il percolatore, e chi promette il settanta per cento
Sotto un altro video, un tecnico interviene con un consiglio che suona ragionevole e circola ovunque.
Complimenti ragazzi... ad ogni modo io avrei inserito un elemento secondario chiamato percolatore che necessario dopo la imhoff perché porta le acqua da una purificazione del 30% (con la sola Imhoff) ad una purificazione superiore al 70% in modo che l'acqua immessa nel complesso drenante sia già sostanzialmente pulita prima dell'immissione nel terreno. Ad ogni modo bravi.
Commento di uno spettatore, canale For The NatureLa prima metà della frase è solida. Che la fossa Imhoff da sola abbatta circa il 30% del carico organico lo conferma anche un documento ufficiale, che parla di «abbattimenti di BOD e COD del 30%»; le schede commerciali oscillano fra «può arrivare fino al 30% del BOD5 iniziale» e «30-35 %».
La seconda metà è un’altra faccenda. Il salto oltre il 70% esiste, ma esiste quasi soltanto nei cataloghi di chi vende percolatori, e quei cataloghi non concordano fra loro. Una scheda tecnica dichiara «BOD5 > 70%», un’altra «Abbattimento del BOD5 > 75%», una terza un rendimento che «si attesterà dal 75% fino al 90% per la rimozione del BOD5», una quarta «BOD5: > 80%». Nel senso opposto, un impianto a biofiltro percolatore dichiara «Rimozione BOD: ∼ 69%», un catalogo promette una rimozione «non inferiore al 50%», e — questo è il punto — lo stesso produttore che su una scheda scrive più dell’80% su un’altra scrive che il rendimento «arriva fino al 70%», presentando quel valore come tetto e non come soglia superata.
L’unica fonte pubblica del gruppo si rifiuta di dare una percentuale: dice soltanto che i livelli depurativi sono «analoghi a quelli dei sistemi ad aerazione prolungata». Nessuna autorità italiana certifica il 70%. Lo certificano i venditori, ciascuno con il numero che gli conviene.
Resta la domanda pratica: il percolatore è obbligatorio? No. I regolamenti descrivono la sequenza come «chiarificazione ed ossidazione: con chiarificazione in vasca settica tradizionale o vasca settica di tipo Imhoff, seguita da ossidazione per dispersione nel terreno mediante sub-irrigazione». Il Comune di Vinci è ancora più esplicito quando distingue le fasi: il trattamento primario è la fossa, e «c) Trattamento secondario: i reflui così trattati devono subire un processo di depurazione tramite subirrigazione o fitodepurazione». Nella logica della norma il terreno non è il luogo dove si butta l’effluente: il terreno è il depuratore secondario. La fossa serve a non intasarlo — le linee guida chiedono la vasca «Per ridurre rischi di intasamento nel sistema di dispersione», «per la rimozione della componente sedimentabile» — e la subirrigazione fa il resto. Un percolatore in mezzo migliora l’effluente e allunga la vita della trincea. Non è la legge a chiederlo, ed è onesto sapere chi te lo sta chiedendo.
Quando il terreno dice di no
L’argilla compatta, nella tabella del 1977, non ha un numero: ha la parola «non adatta». Chi ci vive sopra, o chi ha la falda alta, non può semplicemente allungare la trincea finché i conti tornano.
Le alternative esistono e sono scritte. ARPAL Liguria descrive la subirrigazione con drenaggio, in cui l’acqua non viene affidata al terreno impermeabile ma raccolta: «Il sistema consiste in una condotta disperdente… e da tubazioni drenanti, queste ultime adagiate sul fondo impermeabile di una trincea profonda 1 – 1.5 avente al fondo uno strato di argilla». La Provincia di Cremona, per il caso della falda alta, autorizza tre strade: «I. Fitodepurazione non impermeabilizzata; II. Subirrigazione impermeabilizzata; III. Subirrigazione in rilevato». Dove non si disperde in basso, si dispone in orizzontale o si sale di quota.
E dove non si può nemmeno questo, resta la soluzione che nessuno vuole sentirsi dire, spiegata bene da chi ci è passato mentre cercava casa.
Se non permette la subirrigazione il comune autorizza lo stoccaggio delle acque con spurgo tramite servizio a pagamento. Ovviamente il mio dubbio fosse a cosa servisse il sistema a due vasche imhoff se non è possibile subirrigare è ad effetti una vasca a tenuta stagna
Utente di r/istrutturareIl dubbio è legittimo e la risposta è sì: senza dispersione, una Imhoff diventa nei fatti una vasca a tenuta stagna, con l’autospurgo che passa a pagamento e a scadenze regolari. È un costo ricorrente, non un guasto. Nelle marine del Sud dove la fognatura non arriva, questa è la ragione per cui tante case hanno preferito la scorciatoia illegale, come racconta chi sta cercando di comprarne una in regola: «Qui le marine non sono servite dalla fogna e molte di queste case hanno dei pozzi neri a dispersione abusivi». Chi valuta un acquisto trova la stessa trappola raccontata in casa non allacciata alla fognatura, e chi ha ereditato un pozzo nero parte esattamente da qui.
Che la strada legale sia percorribile lo dimostra chi l’ha percorsa. Su un forum di tecnici, un geometra ricostruisce la pratica di un cliente: «In un caso simile, un mio nuovo cliente nel 2014 aveva richiesto alla Provincia, Settore Tutela e Valorizzazione Ambientale e delle Acque, su progetto a firma del precedente tecnico, l’Autorizzazione allo scarico su suolo, mediante subirrigazione, delle acque reflue domestiche provenienti dalla fossa Imhoff». Si noti la formula esatta con cui la Provincia ha classificato l’opera: scarico su suolo, mediante subirrigazione. Non nel sottosuolo. La distinzione che abbiamo ricostruito leggendo due articoli di legge è la stessa che un ente pubblico scrive sull’autorizzazione che rilascia.
Perché una subirrigazione smette di assorbire
Anche fatta a regola d’arte, una trincea può chiudersi. La Delibera del 1977 lo aveva previsto e ne elencava le cause con una lucidità che le pagine commerciali di oggi non raggiungono: «l’incompatibilità dell’effluente con l’ambiente di smaltimento si traduce generalmente in un intasamento del mezzo poroso ricevente. L’intasamento può essere dovuto principalmente alla presenza di solidi sospesi nell’effluente; ma anche alla formazione di precipitati solidi conseguente a possibili reazioni chimiche». Il testo prosegue avvertendo che quelle reazioni possono «dare luogo alla produzione di gas ad elevata pressione», e chiude con il colpevole meno noto: l’intasamento «può essere altresì dovuto all’azione di taluni microrganismi contenuti nell’effluente, in particolar modo solfobatteri».
I sintomi hanno un nome preciso nei regolamenti: «impaludamenti e intasamento del pietrisco e del terreno circostante», «fenomeni di impaludamento superficiale». In giardino si vedono come una zona di prato che non asciuga mai. Nel pozzetto si vedono così:
Funziona tutto a dovere, ma la fossa a dispersione resta sempre abbastanza piena, non dovrebbe essere quasi asciutta?
Utente di un forum italiano di ediliziaSì, dovrebbe. Se resta piena, il terreno ha smesso di ricevere. E poiché i solidi sospesi sono la prima causa dell’intasamento, la manutenzione della trincea comincia molto prima della trincea: passa dallo svuotamento regolare della fossa e dal degrassatore a monte. Quando invece il suolo è arrivato al capolinea, allungare non serve: si valuta una microstazione di depurazione, che restituisce un effluente abbastanza pulito da poter essere scaricato dove una trincea non reggerebbe, e si passa dalle regole generali del quadro normativo alla pratica specifica del Comune.
Nel video da cui siamo partiti c'è tutto il problema italiano: l'opera è eseguita bene e progettata contro la legge. Nessuno di quei professionisti è in malafede. Il pozzo perdente è stato per decenni la soluzione normale, e ha smesso di esserlo con una norma che non ha mai raggiunto i cantieri, perché parla di falde e di divieti assoluti mentre chi scava parla di ghiaia e di tubi. La mia regola pratica è ridicolmente semplice: se lo scavo tocca l'acqua, non stai facendo dispersione, stai facendo un'iniezione in falda. E se un'impresa ti propone un pozzo perdente per le acque nere, non discutere di tecnica — chiedi soltanto chi firma il progetto e chi risponde del comma 11. La domanda cambia la conversazione più in fretta di qualunque argomento. Occhio a non confondere questo divieto con il [pozzo perdente per le acque meteoriche](/pozzo-perdente-acque-meteoriche/): stesso nome, regime completamente diverso.
La Delibera del 1977 prescrive che «la distanza fra il fondo della trincea ed il massimo livello della falda non dovrà essere inferiore al metro», e le Province di Mantova, Cremona e Monza e Brianza, ARPAL Liguria e il Comune di Aprilia la ripetono. Il parere ministeriale del 2002 è più severo e chiede che il corpo ricettore stia al di sopra della massima escursione della falda di 1,50. Progettare sul minimo significa scegliere quale delle due fonti si citerà in caso di controllo.
Trenta metri dai pozzi privati di captazione, 200 metri dai pozzi del pubblico acquedotto, più di 10 metri dai fabbricati, 2 metri dai confini di proprietà, 10 metri dagli alberi d'alto fusto e 30 metri dalle condotte di acqua potabile. Alcune linee guida, nei riepiloghi, scrivono 10 metri dalle tubazioni potabili, ma tornano ai 30 quando trattano la trincea nello specifico.
La pratica costa poco: i diritti di segreteria comunali sono nell'ordine di 54,00 euro e la marca da bollo 16,00 euro. Il costo vero è l'impianto — scavo, vasca, trincea — e dipende dai metri che il tuo terreno impone, cioè dalla prova di percolazione. Chi ti propone un preventivo senza aver visto il risultato di quella prova ti sta quotando un impianto a caso.
Allora non avete lo stesso impianto, anche se avete la stessa casa. Il franco minimo dal massimo livello di falda è un metro sotto il fondo della trincea, e il parere ministeriale del 2002 chiede un metro e mezzo di franco al corpo ricettore. Con la falda a un metro dal piano campagna, la subirrigazione classica non ci sta.
Domande frequenti
Il pozzo perdente è legale in Italia?
No, non per le acque reflue domestiche. L'articolo 104 comma 1 del D.Lgs 152/2006 stabilisce che «È vietato lo scarico diretto nelle acque sotterranee e nel sottosuolo». Le deroghe previste dai commi successivi riguardano acque geotermiche, acque di miniere e cave, acque di lavaggio degli inerti e reflui dell'estrazione di idrocarburi: nessuna riguarda il liquame di una casa. Chi realizza un pozzo perdente per i propri scarichi domestici viola un divieto assoluto.
Che pena rischia chi fa un pozzo perdente?
L'articolo 137 comma 11 del D.Lgs 152/2006 punisce chiunque non osservi i divieti degli articoli 103 e 104 con l'arresto sino a tre anni. È l'unico comma dell'articolo che non prevede un'ammenda in alternativa alla pena detentiva: chi apre uno scarico industriale abusivo, per confronto, rischia l'arresto da due mesi a due anni oppure un'ammenda da 1.500 a 10.000 euro.
Qual è la differenza fra subirrigazione e pozzo perdente?
La profondità, e con essa l'ossigeno. La subirrigazione distribuisce l'effluente in orizzontale dentro una trincea profonda 60-70 cm, nei primi metri di terreno, dove vivono i batteri aerobici che completano la depurazione. Il pozzo perdente scende in verticale sotto quello strato: lì l'ossigeno non arriva più, la depurazione si ferma e il liquame raggiunge il sottosuolo. Per questo il primo è uno scarico sul suolo, ammesso, e il secondo è uno scarico nel sottosuolo, vietato.
Quanti metri di trincea servono?
Dipende dal terreno. La Delibera del 4 febbraio 1977 prescrive 2 metri per abitante in sabbia sottile o materiale leggero di riporto, 3 metri in sabbia grossa e pietrisco, 5 metri in sabbia sottile con argilla, 10 metri in argilla con un po' di sabbia. In argilla compatta la subirrigazione non è adatta. Per una famiglia di quattro persone si va quindi da 8 a 40 metri di trincea, e nessun ramo dovrebbe superare i 30 metri.
Quanto deve distare dalla falda e dal pozzo dell'acqua?
Il fondo della trincea deve stare ad almeno un metro sopra il massimo livello della falda: lo dicono la Delibera del 1977 e, con le stesse parole, le Province di Mantova, Cremona e Monza e Brianza, ARPAL Liguria e il Comune di Aprilia. Dai pozzi privati di captazione servono 30 metri, dai pozzi pubblici 200. Dai fabbricati più di 10 metri, dai confini di proprietà 2 metri, dagli alberi d'alto fusto 10 metri.
Serve un percolatore dopo la fossa Imhoff?
La legge non lo impone. I regolamenti italiani descrivono la sequenza come chiarificazione in vasca Imhoff seguita da ossidazione per dispersione nel terreno: è la subirrigazione stessa a fare da trattamento secondario. Il Comune di Vinci lo scrive esplicitamente. Il percolatore migliora l'effluente, e chi lo vende dichiara rendimenti fra il 50% e il 90% sul BOD5, ma nessuna autorità pubblica certifica quel salto.
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