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Microstazione: perché prendere una Ferrari se basta una berlina

In sintesi
  • Un regolamento regionale definisce il «trattamento appropriato» come riduzione del 50% dei solidi sospesi e del 25% di BOD5 e COD: una Imhoff, al 30-35% di BOD5, ci rientra.
  • Listino: 3.700,00 € un depuratore a ossidazione totale fino a 5 abitanti equivalenti; in una tabella commerciale i modelli da 6/7 AE vanno da 2.590,00 € a 9.375,00 €.
  • Consumo: l'ente pubblico stima 10-15 kWh/AE/anno; il manuale del produttore dichiara 0,50 kWh in 24 ore per un impianto da 4 persone. Non è la stessa cosa.
  • Lo stesso manuale attribuisce allo stesso modello 40 W in una tabella e 430 W in un'altra.
  • In una seconda casa la biomassa muore per mancanza di nutrimento: al rientro serve un nuovo avvio. Gli impianti aerati sono «critici» con pochi utenti.
Da sapere

I prezzi italiani, quando si trovano, sono questi. Un listino di un fabbricante indica 3.700,00 € — IVA esclusa, franco stabilimento — per un depuratore prefabbricato a ossidazione totale dimensionato fino a 5 abitanti equivalenti, con 220,00 € in più per il solaio carrabile. Una tabella comparativa di parte commerciale, per impianti da 6/7 abitanti equivalenti, elenca prezzi d'acquisto che vanno da 2.590,00 € a 9.375,00 €: un intervallo così largo da non essere un'informazione. Una pagina che illustra il bonus ristrutturazioni ipotizza una spesa di 5.000 € per una casa da 6 persone, con una detrazione di 2.500 € recuperata in 10 anni. Confronta questi ordini di grandezza con una vasca Imhoff prefabbricata, che per le taglie domestiche costa qualche centinaio di euro.

Novembre 2019, forum tecnico. Un proprietario ha una casa rurale senza fognatura, ha letto il D.Lgs 152/2006 e le linee guida regionali, e non capisce perché gli venga proposto un depuratore biologico in vetroresina a ossidazione totale quando la fossa gli sembra sufficiente. Chiude il messaggio con un’immagine che vale un intero capitolo di normativa.

Perchè prendere una Ferrari quando basterebbe una berlina..

Discussione «Impianto depurazione in vetroresina o fossa biologica Imhoff senza fognatura», forum per la casa

Non è ignoranza: è che nessuno gli ha dato un criterio. Qualche riga prima aveva descritto con precisione il vuoto in cui si muoveva.

Il Comune non ha un regolamento e, riguardando i post sull'argomento, e il Dlvo 152/2006, le linee guida ARPAL per quanto posso capire (..non moltissimo) non si capisce xchè se una "fossa biologica" fosse ancora a norma, xchè e in quale caso xfare un umpianto a norma si "debba" optare x un "depuratore biologico in vetroresina a ossidazione totale" e non x un impianto certo più economico.

Discussione «Impianto depurazione in vetroresina o fossa biologica Imhoff senza fognatura», forum per la casa

È la domanda giusta, e nessuno gliela risponde con dei numeri. Proviamo.

Cosa chiede davvero la legge

Prima di scegliere l’impianto conviene sapere quale asticella bisogna superare, perché è più bassa di quanto i preventivi lascino intendere.

Un regolamento regionale prescrive, per i piccoli impianti sotto una certa soglia, un «trattamento appropriato» con rendimenti minimi di riduzione del 50% per i solidi sospesi totali, del 25% per il BOD5 e del 25% per il COD. Non sono percentuali eroiche. Una fossa Imhoff, da sola, abbatte il 30-35% del BOD5: supera l’asticella prima ancora che l’effluente tocchi il terreno.

E il terreno, nella logica della norma italiana, non è la discarica dell’effluente: è il trattamento secondario. La sequenza prevista per le case isolate è chiarificazione in vasca Imhoff seguita da ossidazione per dispersione nel suolo. Chi ha un terreno che assorbe e un Comune che consente la subirrigazione ha già, sulla carta, un impianto a norma.

Da qui la risposta al proprietario del forum: la Ferrari serve quando la strada non c’è. Non prima.

Quanto consuma: due numeri, due mondi

La microstazione è un piccolo impianto a fanghi attivi. Una soffiante immette aria in una vasca dove i batteri aerobici, tenuti in sospensione, divorano la sostanza organica. Funziona bene, e funziona finché c’è corrente.

Sul consumo elettrico le fonti divergono in modo che vale la pena guardare da vicino.

Le linee guida di un’agenzia regionale per l’ambiente — un ente che non vende impianti — stimano per i piccoli impianti a fanghi attivi un consumo medio energetico di circa 10-15 kWh per abitante equivalente all’anno.

Il manuale tecnico di un produttore, per il proprio modello SBR da 4 abitanti equivalenti, dichiara 0,50 kWh in 24 ore. Sono 182,5 kWh all’anno per l’intero impianto, cioè circa 45,6 kWh per abitante equivalente: il triplo della stima pubblica. Salendo di taglia il manuale indica 0,96 kWh al giorno per 6 abitanti, 1,40 per 8, 1,90 per 12 e 3,60 per 15.

C’è di più, ed è il dettaglio che consiglio di verificare in qualunque preventivo. Lo stesso manuale, per lo stesso modello da 4 abitanti equivalenti, dichiara una potenza di 40 W in una tabella e di 430 W per la pompa d’aria in un’altra. Un fattore dieci, dentro lo stesso documento. Non significa che l’impianto sia cattivo: significa che il dato di consumo che ti verrà mostrato dipende da quale pagina il venditore aprirà.

25%BOD5: il minimo di legge per i piccoli impianti
30-35%quanto abbatte la sola Imhoff
10-15 kWh/AE/annoconsumo stimato dall'ente pubblico
0,50 kWh/24hdichiarati dal produttore per 4 AE
Il quaderno dei dieci anni L'estrazione dei fanghi va annotata su un quaderno a fogli fissi e numerati progressivamente, conservato per 10 anni con le ricevute della ditta autorizzata. Sembra un dettaglio burocratico e invece è la stessa cartellina che serve per lo sgravio delle voci fognatura e depurazione in bolletta, e la stessa che un acquirente ti chiederà prima del rogito. Un impianto senza documentazione è, davanti a chiunque debba verificarlo, un impianto che non è mai stato mantenuto.
La prova, non la promessa L'estrazione dei fanghi va fatta da un soggetto autorizzato e annotata su un quaderno a fogli fissi e numerati progressivamente, conservato per 10 anni con le ricevute. È la stessa documentazione che serve per lo sgravio delle voci fognatura e depurazione in bolletta e che un acquirente chiederà prima del rogito. Vale per la microstazione come per la fossa: un impianto senza carte è, per chiunque debba verificarlo, un impianto mai mantenuto. La differenza è che la microstazione ha più cose da dimostrare.

Quanto costa, davvero

I prezzi italiani, quando si trovano, sono questi.

Un listino di un fabbricante indica 3.700,00 € — IVA esclusa, franco stabilimento — per un depuratore prefabbricato a ossidazione totale dimensionato fino a 5 abitanti equivalenti; il solaio carrabile, se serve, aggiunge 220,00 €. Una tabella comparativa di parte commerciale, per impianti da 6/7 abitanti equivalenti, elenca prezzi d’acquisto che vanno da 2.590,00 € a 9.375,00 €: un intervallo così largo da non essere un’informazione, ma un invito a chiedere il preventivo. E una pagina che illustra il bonus ristrutturazioni ipotizza una spesa di 5.000 € per una casa da 6 persone, da cui una detrazione di 2.500 € recuperata in 10 anni.

Tieni a mente questi ordini di grandezza quando li confronti con una vasca Imhoff prefabbricata, che per le taglie domestiche costa qualche centinaio di euro. Il salto non è del venti per cento: è di un fattore che va da cinque a dieci, e a valle c’è una bolletta elettrica che la fossa non ha.

Non è un argomento contro la microstazione. È un argomento contro il comprarla senza sapere perché.

La manutenzione, e il quaderno che nessuno cita

Sulle fonti non risulta che un contratto di manutenzione continuativo sia esplicitamente obbligatorio per un privato. Risultano invece obblighi tracciabili, e sono più concreti di quanto sembri.

I fanghi devono essere estratti da un soggetto autorizzato. Il titolare dello scarico deve annotare l’estrazione su un quaderno a fogli fissi e numerati progressivamente, da conservare per 10 anni, e conservare le ricevute della ditta incaricata.

È lo stesso principio che regge tutto il resto di questa materia: la prova. Senza quel quaderno e senza quelle ricevute non puoi dimostrare, davanti a un controllo o a un acquirente, che l’impianto è stato mantenuto — ed è la stessa documentazione che serve per lo sgravio della depurazione in bolletta.

Il tallone d’Achille: la casa che si abita a giugno

Qui arriva l’informazione che ribalta l’intuizione comune. La microstazione sembra la scelta «moderna» per la casa al mare o in montagna. È invece il posto peggiore in cui installarla.

I batteri sono organismi vivi e hanno bisogno di una presenza costante di acqua, aria e alimenti. Un lungo periodo di inattività, con assenza di carico organico, comporta il degrado e l’arresto delle reazioni biologiche per mancanza di nutrimento. Al rientro nell’abitazione l’impianto non funzionerà normalmente finché la biomassa non si sarà rigenerata: serve un nuovo avvio.

Le fonti ufficiali dicono la stessa cosa in linguaggio amministrativo: gli impianti ad aerazione sono suscettibili alle variazioni di portata, e il loro funzionamento risulta critico in presenza di un basso numero di utenti, a causa delle brusche variazioni di carico.

Tradotto per chi deve decidere: una famiglia di quattro persone che vive in casa tutto l’anno è il carico ideale per una microstazione. Due persone che ci passano tre settimane ad agosto sono il suo incubo. E una fossa Imhoff, che non ha biomassa sospesa da tenere viva né corrente da consumare, quelle tre settimane le attraversa senza accorgersene.

Quando la Ferrari serve davvero

Ci sono casi in cui la microstazione non è un lusso ma l’unica strada, e sono sempre gli stessi: quando il terreno non può ricevere l’effluente.

Argilla compatta, che nella tabella del 1977 non ha un numero ma la parola «non adatta». Falda alta, che vieta di stare a meno di un metro dal fondo della trincea. Zone di rispetto dei pozzi che alimentano l’acquedotto, con i loro 200 metri. Regolamenti comunali che escludono la dispersione. In tutti questi casi il collo di bottiglia non è il trattamento primario ma lo smaltimento, e ingrandire la vasca non serve a nulla: si tratta di produrre un effluente abbastanza pulito da poter essere scaricato dove una trincea non reggerebbe.

L’alternativa che vale la pena mettere sul tavolo, in quegli stessi casi, è la fitodepurazione, che alcune province ammettono esplicitamente quando la falda è alta. E dove non si può disperdere in alcun modo resta la vasca a tenuta, con l’autospurgo a scadenze fisse.

Prima di firmare un preventivo per una microstazione, chiedi tre cose per iscritto: il consumo elettrico annuo dichiarato in kWh (non la potenza in watt), la frequenza di estrazione dei fanghi, e cosa succede all'impianto dopo trenta giorni senza carico. Se il venditore risponde alle prime due e sorvola sulla terza, hai capito per quale casa è pensato il prodotto.

L'analisi dell'editor

Il proprietario del forum aveva ragione, e nessuno gliel'ha detto. Nella grande maggioranza delle case rurali italiane l'impianto a norma è una Imhoff seguita da una dispersione dimensionata sul terreno: la legge chiede il 25% di abbattimento del BOD5 e la Imhoff ne fa 30-35. La microstazione è una macchina eccellente per un problema preciso — il terreno che non riceve — e una spesa curiosa per tutti gli altri, perché aggiunge una bolletta elettrica, una soffiante che si guasta, una biomassa da tenere viva e un quaderno da compilare per dieci anni. La domanda da fare al progettista non è «qual è il sistema migliore», ma «cosa impedisce, in questo lotto, di disperdere nel terreno?». Se non c'è una risposta precisa, la berlina basta.

Va bene per la casa al mare?

È il posto peggiore. Senza carico organico la flora batterica si degrada e le reazioni si arrestano; al rientro serve un nuovo avvio. Gli impianti aerati sono critici con pochi utenti e carichi variabili.

E se manca la corrente per giorni?

Vale lo stesso principio: senza aria la biomassa aerobica soffre. Una fossa Imhoff, che lavora in anaerobiosi e senza energia elettrica, non ha questo problema.

Chi può estrarre i fanghi?

Un soggetto autorizzato. L'estrazione va annotata su un quaderno a fogli fissi e numerati progressivamente e conservata per 10 anni, insieme alle ricevute.

Domande frequenti

La legge mi obbliga a installare una microstazione?

Nella generalità dei casi no. Un regolamento regionale prescrive per i piccoli impianti un «trattamento appropriato» con rendimenti minimi del 50% sui solidi sospesi totali e del 25% su BOD5 e COD. Una fossa Imhoff abbatte il 30-35% del BOD5, e nella logica della norma è la dispersione nel terreno a fare da trattamento secondario. La microstazione diventa necessaria quando il terreno non assorbe o quando il Comune vieta di disperdere.

Quanto consuma una microstazione?

Dipende da chi lo dice. Le linee guida di un'agenzia regionale stimano per i piccoli impianti a fanghi attivi un consumo medio energetico di circa 10-15 kWh per abitante equivalente all'anno. Il manuale tecnico di un produttore dichiara invece 0,50 kWh in 24 ore per un modello SBR da 4 abitanti equivalenti, cioè 182,5 kWh all'anno: circa 45,6 kWh per abitante equivalente, il triplo della stima pubblica.

Quanto costa?

Un listino italiano indica 3.700,00 € (IVA esclusa, franco stabilimento) per un depuratore prefabbricato a ossidazione totale dimensionato fino a 5 abitanti equivalenti, più 220,00 € per il solaio carrabile. Una tabella comparativa commerciale, per impianti da 6/7 abitanti equivalenti, elenca prezzi d'acquisto fra 2.590,00 € e 9.375,00 €. Una pagina che spiega il bonus ristrutturazioni ipotizza 5.000 € di spesa per una casa da 6 persone, con una detrazione di 2.500 € in 10 anni.

Va bene per una seconda casa?

È il posto peggiore in cui metterla. I batteri hanno bisogno di una presenza costante di acqua, aria e alimenti; un lungo periodo di inattività arresta le reazioni biologiche per mancanza di nutrimento, e al rientro l'impianto non funziona finché la biomassa non si è rigenerata, rendendo necessario un nuovo avvio. Le fonti ufficiali confermano che gli impianti ad aerazione sono critici in presenza di un basso numero di utenti, per le brusche variazioni di carico.

Che obblighi di manutenzione ci sono?

Nelle fonti non risulta che un contratto di manutenzione continuativo sia esplicitamente obbligatorio per un privato. Risultano invece obblighi tracciabili: i fanghi devono essere estratti da un soggetto autorizzato, e il titolare deve annotare l'estrazione su un quaderno a fogli fissi e numerati progressivamente, da conservare per 10 anni insieme alle ricevute della ditta incaricata.

Quando la microstazione è davvero la scelta giusta?

Quando il terreno non può ricevere l'effluente: suoli argillosi, falda alta, zone di rispetto dei pozzi, vincoli comunali. In quei casi l'alternativa non è una Imhoff più grande, perché il collo di bottiglia non è il trattamento ma la dispersione. La microstazione restituisce un effluente abbastanza pulito da poter essere scaricato dove una trincea non reggerebbe.

Marco Rinaldi

Ricercatore ed editor di trattamento acque domestiche

Ricerca e cura guide indipendenti sugli impianti di trattamento domestico delle acque reflue, confrontando normativa (D.lgs 152/2006), prezzi reali e esperienze degli utenti.

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